Il vecchio continente è ricco di folclore, ultimo baluardo di antiche pratiche spirituali sopravvissute. Un tempo, la natura non era un nemico da abbattere, ma un luogo di culto dove i gentili (così si chiamavano allora i pagani) si ritrovavano per celebrare gli spiriti della natura e il ciclo delle stagioni, così cruciale per la loro sopravvivenza. E tra questi antichi culti, ve ne è uno molto importante: il culto degli alberi sacri.
L’Albero come tempio: dal culto alla strumentalizzazione
In passato, erano numerosi i boschi sacri nel cuore d’Europa, dove le cime degli alberi fungevano da templi per evocare la grazia e la protezione divina. Gli alberi erano considerati i veri ponti tra Cielo e Terra, simbolo di vita e Axis Mundi che la gente comune poteva toccare e pregare. Una volta, i miracoli non erano attribuiti all’uomo, ma spesso a queste entità arboree, messaggere attraverso le quali operavano guarigioni e oracoli.
Poi, la natura fu relegata a una funzione puramente strumentale per la religione antropocentrica, che vedeva nell’uomo, nel Figlio, il vero e unico tramite verso l’Alto. Con l’arrivo del cattolicesimo, molte foreste e boschi sacri furono abbattuti per dissuadere i gentili a continuare la pratica degli antichi culti e soprattutto per agevolare la transizione dalla vecchia a la nuova religione.
Nei luoghi impossibili da eradicare, l’unica soluzione rimasta fu quella della stratificazione religiosa, ovvero la pratica di impiantare in luogo del vecchio culto un’immagine religiosa cattolica: la Madonna, un crocefisso o un santo. Così che lo spirito della natura che vi albergava acquisisse un volto più consono al nuovo credo, dando luogo a sincretismi significativi.
→ Leggi anche: Sciamanesimo europeo tra tradizione e sincretismo
Il “pellegrinaggio” verso il mio Albero-protettore
Quest’anno (mentre scrivo questo articolo siamo nel 2025) ho fatto un piccolo pellegrinaggio in occasione del mio compleanno verso la mia terra natia, in Belgio. La fatalità ha voluto che l’Albero a Chiodi/Stracci che descrivevo in un precedente articolo su Imbolc distasse poco più di 10 km dal luogo della mia nascita. È stata una meravigliosa sorpresa! Non potevo quindi non onorare questo Grande Albero-guaritore e fu per me l’occasione di toccare con mano un frammento di Storia collettiva, ma anche personale.

Durante il mio pellegrinaggio presso l’Albero Guaritore ©Sandra Saporito
E qui mi aspettava un’altra sorpresa: l’albero è “protetto” da una cappella votiva dedicata a Sant’Antonio da Padova (festeggiato il 13 giugno), il santo della città che mi ha adottata dopo aver lasciato il Belgio…
Secondo la tradizione andina di cui ho accolta la chiamata, ognuno di noi nasce sia da genitori umani/terreni che da genitori spirituali (Itu e Paqarina), spiriti della natura legati al luogo di nascita. Ed ecco che a distanza di anni, riconnetto alcuni punti salienti della mia storia che mi collegano a lui, l’Albero-Guaritore della mia terra: il logo del sito illustra un albero, la prima storia mitosofica che mi è giunta è “Il canto dei Grandi Alberi” e l’atto stesso di piantare un albero è diventato parte integrante e rituale del percorso di Mitosofia che propongo.
La connessione con questa Quercia sacra, classificata e protetta dal Patrimoine de Belgique dal 1 aprile 1985, è il filo conduttore che mi ha guidato silenziosamente nel Cammino.
Ma come questo albero ha guidato e protetto i miei passi, chi sa quanti altri Spiriti degli Alberi guidano ognuno di noi a nostra insaputa?
Il culto degli alberi sacri nell’antichità
Il culto arboreo si riferisce alla venerazione degli alberi in molte culture, che li considerano sacri e portatori di significati simbolici profondi, come la vita, la morte, la rinascita e la connessione tra cielo, terra e mondo sotterraneo. Ne riscontriamo ovunque nel mondo: vi è albero della Bodhi, l’albero sacro di Budda, sotto il quale il Gautama raggiunse l’illuminazione. Durante la meditazione, si verificò un temporale che durò sette giorni, ma uno spirito-serpente del luogo, un nāga chiamato Mucalinda, si erse sopra il Budda per proteggerlo dalla pioggia. Teniamo a mente questa associazione albero-serpente perché ci ritorneremo poi.
Nell’antica Grecia troviamo la Quercia di Dodona presso la quale sorse un’importante sito oracolare dedicato in primis alla Dea Madre, che confluì poi con la dea Dione che condivise con Zeus, il padre degli dei, la paternità del sito. Si narra che la nave Argos che portò gli argonauti verso il vello d’oro che aveva proprietà guaritrici miracolose (custodito da un drago) aveva un asse di legno della quercia di Dodona, motivo del suo potere di profezia. Questa immagine del drago associato all’albero continuerà poi a trasparire attraverso la cultura sapienziale europea (alchimia).

Incisione di Lucas Jennis, (1625) nel trattato alchemico “De Lapide Philosophico”.
Tra gli Alberi sacri antichi vi era anche:
• L’Olivo sacro alla dea Atena, protettore di Atene.
• Il Pino sacro ad Artemide/pallas. La pigna, che troviamo ancora oggi in numerose ville Palladiane, era simbolo di fertilità e un emblema di illuminazione.
• Il Fico era sacro a Dioniso, le cui foglie erano un emblema del dio.
• L’ Alloro era dedicato ad Apollo, usato per incoronare i vincitori dei giochi e delle battaglie.
• Il Mirto era sacro alla dea Afrodite.
• Il Cipresso, da tempo immemore era legato al culto dei morti e legato alle divinità dell’Oltretomba.
• Il Sicomoro era l’albero sacro della dea Hathor, dea dell’amore ma anche la Signora dell’ovest, il luogo delle anime defunte. Il sicomoro era usato nella costruzione dei sarcofagi, tra il più importante vi è quello dove fu rinchiuso Osiride dal suo fratello Seth, e che lo consacrò come dio dell’Oltretomba e della rigenerazione/rinascita che presiedeva alla metempsicosi.
La lista degli alberi sacri sarebbe ancora molto lunga tuttavia possiamo già delineare un fatto interessante. In numerosi racconti che raccontano di questi alberi mitologici, vi è molto spesso un’altra figura associata ad esso: un serpente o un drago. E questo, come vedremo più avanti, non è un caso.
Alberi sacri, serpenti e guarigione ctonia
Gli alberi sacri dedicati alle divinità cambiarono patroni, con l’avanzare dei nuovi culti. L’ultimo erede del culto degli alberi fu certamente il druidismo nel vecchio continente, ma anch’esso fu a sua volta sradicato dalle sue terre con l’arrivo del cristianesimo. Gli alberi sacri furono col tempo abbattuti per dissuadere i gentili dal continuare ad onorare gli antichi dei.
Ma in alcuni luoghi sperduti, nel cuore di piccole località dimenticate dal mondo, alcuni di questi Grandi Alberi sono sopravvissuti. A volte, quando alcuni di loro cadevano sotto il giogo del fulmine (spesso erano querce, che naturalmente attirano i fulmini), venivano rimpiattati tramite talea con un germoglio giovane che raccoglieva il testimone del suo predecessore.
Questi alberi votivi sono vestigi di un culto druidico antico, ma, come detto in precedenza, la cui origine è probabilmente ben più remota. Il culto degli alberi-guaritori è riscontrabile tutt’oggi in diversi paesi del Nord Europa: Belgio, Francia (Arbres à clou, Arbres à loques), Germania e Gran Bretagna, dove sono ancora numerosi i “Coin Tree” dove al posto dei chiodi si inseriscono monete, con l’intento legato alla guarigione e a richieste significative per il richiedente. Sono querce, tigli, tassi,..
I serpenti e i draghi dormono ai piedi degli alberi sacri
In molte raffigurazioni e racconti mitologici, si narra di un serpente o di un drago che dorme (o divora) le radici dell’albero. La decodifica simbolica è interessante. Se letto superficialmente, si potrebbe vedere nella creatura ctonia un nemico dell’albero-protettore ma la simbologia del serpente è troppo antica e sfaccettata per cadere in tale grossolana interpretazione.

©Pixabay
Nell’Europa antica, ancora prima dei culti di matrice patriarcale, vigeva il culto della dea Madre, spesso rappresentata come Dea-Serpente, sia in riferimento alla natura ctonia che alle capacità rigenerative attribuite a questi animali che cambiano pelle e hanno impresso nell’inconscio collettivo umano l’idea di morte e rinascita come processi legati all’immortalità dell’anima.
Il serpente che divora l’albero, l’Axis Mundi non è quindi nemico ma parte di una narrazione simbolica estremamente ricca, che ritroviamo in molti simboli: non a caso il caduceo di Hermes, il dio-messaggero è costituito da un’asta ornata da due serpenti, o ancora il bastone di Asclepios (Esculapio, il dio-della medicina) che vede un bastone sul quale si arrampica un serpente. Altri potrebbero riproporre anche l’immagine della Kundalini che risale lungo la spina dorsale, o ancora, per l’immagine stessa del DNA che vede la doppia elica genomica introno al ponte d’idrogeno.
Insomma, la mitologia e la sua ricchezza narrativa ci rimandano immagini affini legate ai fondamenta della vita stessa, e per antonomasia, della salute.
Il motivo per cui i draghi e serpenti si trovano spesso sotto terra, avvolti tra le radici degli alberi o Axis Mundi (come nel caso dell’Yggdrasil) può essere simbolico, e certo lo è!, ma può anche semplicemente essere descrittivo.
Gli alberi sacri sorgevano molto spesso in luoghi sorgivi dove la fonte d’acqua era in origine ritenuta con proprietà miracolose. L’albero, divenendo il messaggero manifesto di quell’entità ctonia, divenne poi in molti casi la fonte stessa della guarigione, facendo dimenticare l’origine: l’acqua sotterranea che veicolava quell’energia purificatrice.
A volte, i nomi dei corsi d’acqua di superficie richiamavano creature serpentiformi, come nel caso dell’Anguillette (“anguilla”), che scorre non lontano dalla quercia di Herchies e si butta nella Dendre orientale, antico confine del paese, ricordando gli antichi culti legati ai serpenti e ai draghi. Anche in Italia comunque molti corsi d’acqua rimandano a nomi legati al “serpeggiare”.
Nella regione dell’Hainaut dove si trova la quercia sacra di Herchies, si trova infatti una celebrazione folcloristica importante che perdura sin dal Medioevo: il Doudou, il rito di uccisione del drago, protetto dagli uomini a foglia (chiaro richiamo al Green man o “uomo verde” delle credenze neolitiche).
Il drago, animale totemico della città di Mons, è molto amato e la sua uccisione è chiaramente percepita come un rituale di rinnovamento, ricordando la simbologia del drago e la sua associazioni con gli antichi culti legati alla Grande Madre e alle dee-serpenti di cui l’archeologa Marija Gimbutas trattò nelle sue numerose opere.
Il serpente/drago, sia come animale che come immagine dei corsi d’acqua è pertanto legato ai temi del rinnovamento, della rigenerazione, e quindi della guarigione. E questa simbologia è sopravvissuta ai culti cristiani che videro in queste immagini un temibile nemico da sconfiggere, motivo della sua letterale demonizzazione, assieme ai poteri guaritori legati alla natura. Da qui iniziò il processo di antropocentrismo religioso che vide, non più la natura, ma l’Uomo come fonte di guarigione.

©Sandra Saporito
Il Mistero del Sincretismo: Sant’Antonio da Padova
Perché la cappella è dedicata a Sant’Antonio da Padova, e non a un santo locale o più affine alla natura, come Sant’Antonio Abate (l’Eremita, protettore degli animali e spesso raffigurato con il fuoco o un maiale)?
Questa sovrapposizione è un esempio lampante di sincretismo religioso, il processo attraverso il quale i luoghi di culto pagani o animisti vengono “cristianizzati”:
- L’eredità pagana. L’albero era uno spirito della natura e poi un luogo di potere legato alla terra e all’acqua.
- La sostituzione cristiana. Invece di distruggere il culto, la Chiesa ha spesso sovrapposto un santo al luogo, mantenendone la sacralità. La vicinanza della cappella di sant’Antonio da Padova alla quercia dimostra la necessità di controllare e indirizzare il potere taumaturgo attribuito all’albero.
Nel caso di Sant’Antonio da Padova, la scelta potrebbe essere meno ovvia rispetto a Sant’Antonio Abate, anche se il rischio di una fusione tra i santi, com’è avvenuto in diversi luoghi non è da escludere. Tuttavia, potrebbe avere un forte significato simbolico: Sant’Antonio è il patrono delle cose perdute e un santo guaritore importante. Infatti sono numerosi i pellegrini giunti sulla sua tomba che vi lasciano una preghiera, una fotografia per chiedere l’intercessione del santo. Qui, trovo che vi sia un parallelismo assai manifesto nella richiesta di grazia attraverso l’ex-voto.
L’atto di appendere stracci (un ex-voto pagano/animista) o di conficcare chiodi era una richiesta di guarigione; Sant’Antonio è diventato il nuovo volto di quella grazia, sostituendo il potere dello spirito arboreo o della ninfa della sorgente.
Ancora oggi, l’albero è coperto di stracci, come testimonia la foto scattata ad inizio ottobre. Il culto è quindi ancora vivo e riveste per molte persone l’ultima possibilità di richiesta d’intervento divino per guarire da un male che porta tormento.
Il caso dell’Arbre à loques di Herchies
L’albero sacro di Herchies cresce vicino ad un luogo ricco di sorgenti d’acqua che sfociano nella Dendre, il cui nome può offrici un’interessante pista d’indagine, o quantomeno, di comprensione dell’importanza che il culto arboreo poteva rivestire nella regione.

Immagine di archivio
L’etimologia di questo fiume sarebbe ancora incerta. Tuttavia, alcune ipotesi si ricollegano al culto degli alberi, detto per l’appunto dendrolatria. L’etimologia del termine deriva dal greco antico: “dendron” (δένδρον, “albero”) che richiama fortemente il nome del corso d’acqua legando indissolubilmente questi elementi legati ai temi della guarigione. La Dendre Orientale (femminile quindi, come lo era ogni fiume in Italia fino alle guerre d’inizio secolo scorso – La Piave, La Brenta), è un fiume che scorre per ben 65 km e sorge a Jurbise, il comune che ospita la piccola Herchies. Ecco che un tale corso d’acqua non può che nascere da una sorgente importante, probabilmente conosciuta sin dai tempi antichi.
Un’altra ipotesi molto gettonata vede un’origine celtica (o gallica) come Dendrā, col significato di: “corrente impetuosa” o “il flusso che si gonfia”, facendo riferimento alla sua natura in passato più torrentizia e soggetta a esondazioni, rimandano al potere distruttore e fertile allo stesso modo che vede le terre esondate tornare ad una naturale fertilità dopo essere state nutrite dal fiume. Morte e rinascita quindi s’intrecciano continuamente, ed è qui probabilmente che i nostri avi vi vedevano la fonte della guarigione: occorre morire, sacrificare parte di se, lasciar andare, per poter rinnovarsi e guarire.
L’importanza spirituale dell’azione radicata
L’osservazione della Quercia di Herchies e di altri alberi votivi ci insegna che la spiritualità radicata, autentica, chiede un’azione, un ponte tra il desiderio e la materia.
Se l’ex-voto animista era storicamente un atto reattivo (lasciare un chiodo o uno straccio per chiedere una guarigione), oggi, in un cammino di consapevolezza, possiamo trasformarlo in un atto proattivo. Piantare un albero all’interno di un percorso di riscoperta, come quello della Storia dell’Anima, oppure come segno di gratitudine o devozione non è solo un’azione simbolica. L’ albero piantato diventa il simbolo materiale di un percorso di guarigione che si espande nel mondo, portando vita intorno a sé. Diventa medicina, cibo, riparo. La guarigione spirituale s’incarna nella nuova vita che cresce, e diventa un’unione concreta e manifesta tra la cura del tuo Cammino interiore e la cura del mondo esteriore.
L’Eredità dei Grandi Alberi

©Sandra Saporito
In conclusione, l’Arbre à loques di Herchies non è solo un albero monumentale protetto, ma è un simbolo che custodisce la memoria delle foreste antiche, dei boschi sacri. È un simbolo sacro che racchiude millenni di storia e un lascito spirituale potente, che ci ricorda del potere della natura intorno a noi e degli spiriti che l’abitano e vegliano su di noi sin dalla nostra nascita.
La sua persistenza, e il fatto che sia stato uno spirito tutelare silenzioso ma sempre presente nella mia storia, dimostra che il ponte tra Cielo e Terra che questi alberi votivi continuano ad incarnare, dopo millenni di persecuzioni, è ancora vivo e pronto ad accompagnarci nel nostro Cammino.
Per cui, quando ti capiterà d’incontrare un albero secolare, un albero-guaritore, fermati. Resta sotto alla sua chioma e scambia un respiro con lui. E resta aperto/a a ciò che salirà dalla terra. Il messaggio potrà essere criptico ma sarà capace di sostenerti nel Cammino, fino a quando ti ritroverai ad attraversare a tua volta quel ponte che lega terra e cielo.
©Sandra Saporito. Testo protetto da copyright.
Il contenuto di questo articolo è frutto della mia ricerca e del mio cammino.
È consentita la condivisione esclusivamente con citazione della fonte e link all’articolo originale.
Qualsiasi uso commerciale o didattico/divulgativo è vietato senza autorizzazione scritta.
Fonti e Approfondimenti: • F. Hageneder, Lo Spirito degli Alberi. Una chiave per la vostra espansione, Crisalide Edizioni, 2001. • James Hillman, Psicologia archetipica, Treccani Edizioni, 2021. • Marija Gimbutas, Le dee viventi, Medusa Edizioni, 2005. • Protection des arbres de haute valeur patrimoniale. Les arbres classés de Wallonnie. Service public de Wallonie, Département du Patrimoine.
Se l'articolo che hai appena letto ti ha toccato nel profondo, non fermarti qui. Il cammino di consapevolezza è un percorso continuo di scoperta e crescita. Iscrivendoti, riceverai nella tua casella di posta i nuovi articoli del sito, contenuti esclusivi e strumenti pratici per la tua evoluzione.









