L’equinozio è un momento di equilibrio tra giorno e notte che si presenta due volte durante l’anno: intorno al 21 marzo per l’equinozio di primavera e intorno al 21 settembre in autunno. Quest’anno, avviene il 20 marzo 2026.
Cosa rappresentano gli equinozi e perché erano così importanti per le antiche civiltà? Proveremo a scoprirlo insieme, attraverso alcuni punti salienti di questi momenti fondamentali.
Il significato dell’equinozio
“Equinozio” deriva dal latino æquinoctium, ovvero “uguale alla notte”. Da un punto di vista astronomico, l’equinozio si verifica quando il Sole attraversa l’equatore celeste, rendendo la durata del giorno e della notte quasi uguale in tutto il pianeta. Era celebrato in molte antiche civiltà con riti propiziatori legati alla rinascita della natura e alla fertilità.
L’equinozio indica quindi un periodo prezioso: il momento di Equilibrio tra due forze opposte, Sole e Notte, Luce e Ombra, Caldo e Freddo. È un tempo di passaggio, di transizione tra l’inverno e l’estate.
Siamo nel segno zodiacale dell’Ariete, opposto alla Bilancia, i due punti cardinali che segnano i due equinozi: da una parte c’è la germinazione, dall’altra il raccolto, Est e Ovest, il sorgere e il tramontare. Queste sono due chiavi di decodifica importanti, perché aprono due vie opposte per giungere alla stessa meta.
In questa sequenza di articoli tratterò alcuni elementi simbolici, partendo dai temi che riguardano l’equilibrio e l’armonia — personificata da Maat, dea egizia — fino ad arrivare ai monumenti che da millenni segnano questo tempo astronomico, sempre con l’intento di capire quali sono i loro significati e cosa ci raccontano di noi.
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Le antiche civiltà non si limitavano a osservare l’equinozio: lo incarnavano in figure divine. Nell’antico Egitto, questo principio di equilibrio cosmico aveva un nome e un volto.
Maat, dea dell’equilibrio cosmico: la divina misura
Maat era la dea della verità, dell’ordine cosmico e dell’equilibrio. Presiedeva alla psicostasia (la pesatura del Cuore) ed era la protettrice della Creazione contro il Caos governato da Isfet. Si pensava fosse nata da sé al momento della Creazione stessa.

Papiro di Ani e la psicostasia, il Cuore in equilibrio con Maat
“Il calcolo accurato è la porta d’accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri”
Il gioco delle forze antagoniste
Nell’antico Egitto c’era un quasi maniacale rispetto delle osservanze legate a questa figura mitologica. Possiamo intuire da qui perché gli Egizi fossero così rinomati per la loro conoscenza dei moti celesti che scandivano il tempo: ogni cosa era minuziosamente pesata, calcolata, ragionata.
Il faraone stesso era l’asse della bilancia del suo paese, osservatore della legge cosmica dell’equilibrio senza la quale la Creazione tutta sarebbe tornata al Nulla.
Perché ci sono due Forze antagoniste che “lottano” tra di loro, ma in realtà è una danza. Ed è proprio la relazione a costituire questo “asse” che si crea tra loro, che permette la vita. L’importante è rimanere sulla retta via, chiamata via di mezzo: l’asta della bilancia tra i due pesi, le due Forze che si incontrano agli equinozi.
Quali sono queste due Forze? Sono due Forze archetipiche primordiali che ritroviamo in tutti i miti cosmogonici, ovvero i miti della Creazione del Mondo: il Nulla (il Vuoto cosmico) e poi la sua autodefinizione. La tradizione, in ogni latitudine e ogni epoca, insegna: in principio ci fu il Nulla.
La Creazione si basa sull’equilibrio tra forze archetipiche: Nulla e Tutto
Prova a immaginare di dover scrivere una poesia sul Nulla. Forse la poesia più onesta sarebbe lasciare la pagina completamente vuota, o bruciarla. Perché le parole hanno una vibrazione, un potere: danno un margine, un confine, una definizione. E il Nulla, per sua natura, non ha confini né definizioni.
Per Nulla non si intende solo il Buio, ma il vuoto più assoluto: assenza totale di qualsiasi cosa. Quel Nulla non può essere descritto, e per paradosso nemmeno pensato. Per noi è difficile anche solo avvicinarci a questa idea, perché viviamo immersi nella vita, nelle creature, nelle emanazioni della creazione, nel Tutto: siamo vita piena, energia in movimento in ogni sua parte. Anche se fossimo solo una proiezione, questa proiezione, questa idea, sarebbe già qualcosa.
La Vacuità come punto di partenza e fondamento della Creazione
Parlare del Nulla è difficile perché è ciò che è più lontano dal nostro pensiero, che è produttivo anche quando cerchiamo di fermarlo. È difficile anche solo concepire una Vacuità cosmica.
Una cosa si può dire: questo Nulla onnipresente, onnipotente, il Tutto in potenza, alfa e omega, inizio e fine, si è autodefinito.
Nel suo “non-essere” onnipervasivo è giunta, per concentrazione, l'”Essere”, la vibrazione… il famoso “Verbo”. Questo processo trova nomi diversi a seconda delle tradizioni, ma racconta sempre la stessa soglia: il momento in cui il Silenzio decide di diventare suono.
- Nella Cabala lurianica viene chiamato Tzimtzum, il ritiro di Dio in se stesso per fare spazio alla Creazione.
- Il Taoismo parla di Wú (無), il “non-essere” primordiale: “Il Tao genera l’Uno, l’Uno genera il Due…” (cap. 42).
- Nella corrente gnostica appare Ἄβυσσος (Abyssos), l’Abisso, il Padre primordiale innominabile (Valentino, Basilide), immerso nel silenzio cosmico (Σιγή, Sigē) prima di ogni emanazione.
Tradizioni diverse, latitudini diverse, secoli diversi, eppure la stessa intuizione: prima di tutto, c’è un Silenzio che contiene tutto.
Quando l’Uno diventa Tre: la triade cosmica e l’uovo
In questa autodefinizione, il Non-Essere (il Vuoto) si ritira in se stesso e crea spazio. Non ancora la luce, non ancora la forma, ma lo spazio dove la prima creazione potrà avvenire: l’Essere (l’autodefinizione).
Essere e Non-Essere convivono ora in un’unica cosa. È il momento della tensione primordiale: il grembo prima del concepimento.
Avviene poi il matrimonio alchemico, dal quale nasce un “uovo”: la prima cellula, la vita. E così divennero tre: il Non-Essere, il Vuoto si fece Oscurità (come Nut, dea egizia della volta celeste) e grembo cosmico. Da quel grembo nacque la Luce. E poi, Oscurità e Luce, Notte e Giorno, partorirono la prima Creazione.
Questo momento è rappresentato in molte tradizioni mistiche dall’uovo cosmico, simbolo per eccellenza della primavera e della Pasqua: il contenitore della Creazione in potenza.
La danza eterna
Ritroviamo ovunque questa danza tra forze opposte: Concentrazione ed Espansione, Buio e Luce. Sono moti celesti e naturali che ritroviamo in ogni manifestazione vitale — il respiro, il battito cardiaco, il nascere e morire delle stelle, il battito d’ali degli uccelli. Questi due archetipi non sono entità, ma Essenze, movimenti che pervadono la Creazione.
La vita è possibile mantenendo l’equilibrio tra le due: tra Nulla e Tutto, tra Buio e Luce. Ed è questo uno degli insegnamenti più profondi dell’equinozio di primavera — quel momento in cui la bilancia del cosmo si ferma, per un solo istante, perfettamente in equilibrio.
Ma qual è la Forza capace di mantenere questo equilibrio? Lo affrontiamo nella seconda parte: L’uguaglianza sacra.
L’articolo prosegue poi con:
- Parte 3: L’età d’oro: l’asta in equilibrio
- Parte 4: Il divino maschile e l’energia sessuale
- Parte 5: La colonna aurea e l’evoluzione
(articolo del 19 marzo 2016, aggiornato nel 2026)
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