C’è un filo sottile, ma incredibilmente coerente, che collega il pesce d’aprile, l’archetipo del Trickster, il Matto dei tarocchi e la precessione degli equinozi, un filo che non appartiene alla storia documentata, ma alla grammatica profonda dei simboli, quella che Jung chiamava il linguaggio degli archetipi. Oggi, parleremo di un archetipo fondamentale: il Trickster.
Si tratta di una figura fondamentale nell’inconscio collettivo, ma è anche una forza che agisce. Il Trickster qui è inteso come un linguaggio simbolico per descrivere delle dinamiche osservabili di trasformazione, riequilibrio e ciclicità, per il mantenimento dell’ordine, e la capacità ri-generatrice del creato. Abita una dimensione inclassificabile, impossibile da abitare per gli altri archetipi senza provocare profondi crisi: il limine.
Lo troviamo in molte culture, nelle fiabe, nelle storie popolari che emergono dall’inconscio collettivo. Eppure, anche se la sua presenza è fondamentale, talvolta fa paura perché è diverso e difficile da capire. In questo articolo, cercherò di analizzare la figura del Trickster e il fenomeno del 1° Aprile non solo come semplice usanza popolare, ma attraverso la lente dell’antropologia di Victor Turner e della psicologia analitica di C.G. Jung.
Il Matto, l’archetipo sul margine della coscienza
Il Matto è l’unica carta del mazzo con il nome ma senza numero fisso. Nelle edizioni moderne gli viene assegnato lo zero per convenzione, ma in origine si collocava fuori dal sistema numerico: prima del primo arcano o dopo l’ultimo, a seconda della tradizione. E quindi poteva essere lo 0 oppure il 22.
Il Matto e lo Zero: la psicologia della soglia
Lo zero simboleggia il potenziale infinito, illimitato, puro: è allo stesso tempo l’inizio e la fine, somiglia per forma all’uovo cosmico, un simbolo antichissimo che ritroveremo a Pasqua, ricoperto di cioccolato. È come un seme che contiene la moltitudine, la cellula primordiale, il punto pre-creazione. È l’energia non definita e per questo fuori dal sistema codificato.

Il 22 rappresenta invece, secondo la kabbalah ebraica, che secondo alcuni studiosi come Jodorowsky ha ispirato i Tarocchi di Marsiglia, la totalità della creazione, il “dopo”. Forse per il parallelismo tra le 22 lettere e i 22 arcani, e la culla naturale di entrambe: Marsiglia.
Va detto che, a rigor del vero, Gershom Scholem (da storico accademico) non ha mai tracciato un parallelismo diretto tra le carte e il misticismo ebraico. Il fatto che entrambi i fenomeni abbiano radici o sviluppi a Marsiglia ha alimentato l’idea che la simbologia dei Tarocchi di Marsiglia possa aver “assorbito” inconsciamente o segretamente l’atmosfera cabalistica di quell’area geografica.
Devo ammettere comunque che la lettura de Le origini della Kabbalà (ed. EDB economica, 2013) permette riflessioni e speculazioni assai stimolanti in proposito: durante l’Inquisizione, nascondere concetti metafisici o cabalistici dentro un mazzo di carte sarebbe stato un modo efficace per far circolare alcune idee senza destare sospetti. Ma questa è una mia riflessione personale.
Nei Tarocchi di Marsiglia, il Matto rappresenta un insieme di potenzialità e/o creazioni da definire, racchiuse in un sistema a secondo della sua posizione: è il prima dell’inizio, o il dopo il completamento del cammino.
Ma cosa succede quando si spinge la fine verso un orizzonte che la procede?
Simbolismo del Matto, il Trickster dei tarocchi
Il Trickster fa tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare, eppure la sua voce, seppure scomoda o scherzosa, è spesso la voce della verità, libera dai condizionamenti e dai legami, dalle regole imposte.
Nella nostra cultura occidentale, e in un contesto più abbordabile grazie alle storie popolari, possiamo riconoscervi la voce del bambino nella storia del Re nudo: c’è una regola osservata dalla società, così codificata e granitica da non essere più percepita come tale finché si alza una voce fuori dal coro che non teme il giudizio e esprime un fatto. Ciò che comporta è un risveglio alla consapevolezza, spesso brusco, ma apre gli occhi, tira fuori la coscienza dal torpore.
Nei tarocchi infatti è spesso rappresentato con dei campanellini che servono ad annunciare il suo arrivo, ma facendolo attira l’attenzione deviandola dall’attività quotidiana verso un evento straordinario, “fuori” dall’ordinario. La sua azione è “aliena” nel senso che si muove secondo leggi proprie non condivise in quanto costantemente mutabili.
L’ iconografia del Matto è quella del vagabondo, con un fagotto che si porta appresso e che rappresenta il bagaglio delle sue esperienze. Poi, ha un animale alle calcagna che simboleggia gli istinti materiali che tentano di trattenerlo, oppure lo spingono verso una direzione. Entrambe le letture sono corrette.
Anzi, col Matto lo sono tutte allo stesso tempo senza annullarsi a vicenda.
Il Trickster e la dimensione del limine
L’arcano del Matto cammina verso una soglia senza guardarsi indietro. È la figura archetipica della liminalità (dal latino limen, “soglia” ), quel territorio di mezzo in cui si è già usciti da ciò che era, ma non si è ancora entrati in ciò che sarà. È una via di mezzo che non permette la fissità, la regola, la legge, in quanto in perenne movimento. È la famosa “eccezione che conferma la regola”. Di questa dimensione intermedia, parò l’antropologo Victor Turner in Antropologia, liminalità, letteratura pubblicato da Morcelliana nel 2022.
Per chi è abituato alle regole, il limine spiazza, angoscia, e attiva le paure più inconsce perché è un luogo “ponte”, di passaggio, che trasforma profondamente e destabilizza. È tra conscio ed inconscio, tra ogni cosa e il suo contrario, e richiede una certa quantità di energia e consapevolezza per essere attraversato senza perdersi. Ecco perché si parla spesso del folle-saggio: si muove nella dimensione intermedia dove tutto si mescola, resta indefinito e indefinibile. È una dimensione fuori dal controllo, dalla ragione.
È la dimensione del simbolo, e qui tutto è possibile. Ecco che ritroviamo questo “movimento codificato” che è l’archetipo del Trickster in tutti i rituali carnavaleschi, che spesso si verificano quando il Sole attraversa il segno dei Pesci secondo l’astrologia occidentale. E questo non è un caso perché il periodo dei pesci è un periodo cerniera tra l’inverno e la primavera.

Il Folle come personaggio dell’arte e della cultura racconta la propria verità attraverso il suo non-senso. È l’unico che, non avendo un posto fisso nel sistema, può vedere il sistema dall’esterno, e quindi da un punto di vista nuovo in grado di contemplare l’opera nella sua interezza e non frammentarietà. Questa visione permette una meta-narrazione che si esprime secondo codici non condivisi dalla maggioranza (e per forza, altrimenti non sarebbe più marginale!).
Allora succede una cosa al livello collettivo che vediamo spesso nelle relazioni inter-personali: non ci si capisce perché ognuno afferma una visione che l’altro non condivide perché non è quella che vede. Eppure possono essere vere entrambe.
Noi viviamo in un’era dove la frammentazione la fa da padrona e s’impone sul sistema di pensiero (buono/cattivo, alto/basso, bello/brutto). Se non è binario è smembrato in frontiere, ma senza il ricordo dell’unità originaria.
E questa unità originaria è prima di tutto cosmogonica. Non riguarda solo l’individuo ma tutto ciò che gli gravità intorno e permette la sua stessa esistenza. Il Trickster quindi ci ricorda qualcosa che abbiamo tendenza a scordare.
Quando i simboli co(s)mici diventano personali: dall’era zodiacale al pesce d’aprile
Al livello simbolico, il simbolo del pesce centra assai con la precessione degli equinozi perché il limine è luogo di passaggio, di transizione, e lì, le regole normali non valgono più.
La precessione degli equinozi è un ciclo di circa 26.000 anni, che vede la Terra muoversi come una trottola e cambiare asse rispetto alle stelle intorno a lei. Cambia quindi il riferimento alla stella polare (la prossima sarà Vega), ma ciò fa si che ogni era zodiacale, che dura circa 2.160 anni, sposta il punto dell’equinozio di primavera all’indietro nello zodiaco.
Quando le nostre tradizioni primaverili si stavano consolidando nel mondo greco-romano, l’equinozio di primavera stava fisicamente attraversando la costellazione dei Pesci.
Dall’era dei Pesci al pesce d’aprile: un legame astronomico?

Intorno all’ I sec. a.C il punto dell’equinozio di primavera si trovava tra le costellazioni dell’Ariete e dei Pesci. Non è un caso che uno dei simboli più importanti della cristianità per rappresentare Cristo sia appunto un pesce. Carl G. Jung infatti parlò del simbolismo cristico del pesce nel suo libro Aion. Ricerche sul simbolismo del sé (pubblicato da Bollingheri, 1997).
Il pesce (che ritroviamo nel pesce d’aprile) si colloca simbolicamente, proprio sulla soglia, o il limine, tra un’era zodiacale e l’altra, in un passaggio che durava secoli, ma che, come suggerisce la lettura simbolica proposta da Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend ne Il mulino di Amleto (un’opera densissima), veniva “ricordato” con la festa primaverile (il punto dell’equinozio) con riti di rovesciamento per
celebrare il “momento zero“, il passaggio tra il vecchio Ariete e i Pesci.
Ed è qui che il Matto/Trickster (inteso come prototipo arcaico di una Forza in movimento alla quale l’essere umano ha attribuito una figura) e il pesce d’aprile si incontrano in modo straordinario secondo me: entrambi abitano la soglia.
Entrambi appartengono al momento di mezzo: tra l’inverno e la primavera, tra un’era cosmica e l’altra. Sono entrambi creature che vivono in un mondo diverso, dove le leggi della società vengono rovesciate.
• La follia del Matto è ciò che permette di cominciare la vita da zero per ricrearla dal principio.
• Il mondo acquatico del pesce è al livello simbolico l’oceano primordiale, uterino, dal quale proviene la vita.
Il mondo del Matto e quello dei pesci è diverso dal mondo manifesto, è talvolta illusorio, liquido, inafferrabile. Eppure, è fecondo, ricco di potenzialità non definibili.

Lo scherzo collettivo e il mondo sotto-sopra
Non mi soffermerò sulle origini del pesce d’aprile, ne ho parlato su Eticamente.net.Ciò che invece trovo interessante notare è la necessità universalmente condivisa di creare, spesso a primavera, un tempo di rovesciamento rituale delle regole che codificano il funzionamento della società.
Ha certamente un valore di catarsi. L’energia accumulata ha necessità di incanalarsi per non implodere, e lo scherzo è un modo arcaico di permettere lo sfogo di questa energia; così com’è la risata, lo scherzo collettivo è la capacità che ha l’essere umano di ridere di sé e di permettere alle pulsioni dentro di sé di trovare un canale di espressione. Ritroviamo questa valenza nelle feste carnavalesche, e ancora prima nelle Saturnalia romane.
Ma non è solo catarsi, o necessità di espressione e sfogo, ma anche ciò che ci permette guardare il mondo con occhi nuovi perché chi era in alto sta per un po’ in basso e viceversa.

Foto Credit: Pexels.com
La risata sacra come igiene mentale collettiva
Scoprire il mondo da un’altra angolazione è ciò che ci permette di cambiarlo. Perché usciamo da una visione frammentaria per scoprire la totalità (o almeno si spera). Ma lo scherzo ha anche una funzione di igiene mentale collettiva: se c’è un modo per esorcizzare ciò che ci fa paura, ciò che ci fa male, è proprio la capacità di riderci su.
Il pesce d’aprile è una tradizione vitale. Non solo perché è un rito di passaggio collettivo, ripetuto ogni anno con inconsapevole fedeltà a qualcosa di molto antico di noi, ma soprattutto, è una necessità umana, e sacra.
È sacra perché ci permette di ricordare uno dei principi della creazione: l’enantiodromia, ovvero il principio secondo il quale una cosa spinta oltre il suo confine si trasforma nel suo contrario. Lo ritroviamo nel Taoismo (il massimo Yin diventa Yang, il massimo Yang diventa Yin), nella filosofia (Pascal lo spiegò benissimo con la sua massima sull’uomo e la bestia) ma anche nella psicologia del profondo di Carl G. Jung.
Perché è importante onorare l’archetipo del Trickster?
Onorare il Trickster, un archetipo fondamentale, celebrando il limine sia a livello individuale che collettivo ci permette di mantenerci in relazione con la dimensione liminale e le sue funzioni equilibratrici. L’Ordine cosmico necessità di flessibilità per proseguire ed è incarnata da queste energia sovversiva, incomprensibile e paradossale incarnata dal Trickster e dal limine. È possibile riconoscere quel rovesciamento sia nel micro che macrocosmo.
Al livello naturale, all’inverno succede la primavera; al vuoto, il pieno, ecc. È ciò che riporta equilibrio anche al livello fisiologico: l’omeostasia si raggiunge nel punto d’unione tra anabolismo (creazione) e catabolismo (distruzione). Pure le stelle nascono e muoiono. e dopo la loro morte, qualcosa di nuovo e diverso appare.
Coltivare un angolo di caos, di disordine, di paradosso, magari attraverso il gioco, al livello interiore è ciò che permette alla nostra creatività di restare feconda. Il pesce d’aprile non è quindi una festa marginale, dedicata solo agli scherzosi oppure una festa per bambini. È un’occasione preziosa di coltivare un equilibrio dinamico dentro e fuori di noi.

L’occasione di stare in equilibrio sulla soglia dell’assurdo.
E farsi una sana risata.
La funzione del Trickster e alcune sue raffigurazioni
Si tratta di un archetipo fondamentale, presente nelle fiabe, nelle storie, nelle diverse cosmogonie del mondo. Appare spesso nei miti come un coyote, un corvo, una volpe o un dio che sta per i fatti suoi e sta sul confine tra ciò che è lecito e non lo è con una funzione ambivalente e sfidante, come per esempio Loki nella mitologia norrena o Seth nella cultura egizia.
È uno un furbacchione che cerca la breccia, la crepa, la debolezza. La evidenzia, la rivela per rimescolare le carte in tavola e permettere un riordino. Incarna il principio riequilibratore dell’enantiodromia, che si traduce spesso anche attraverso i suoi altri nomi: Il “Contrario” o il pagliaccio sacro. La sua funzione è quindi fondamentale per la creazione, proprio perché ricrea per un istante il caos primordiale, l’oceano delle possibilità precedente ad ogni nuova creazione.
Nelle culture native troviamo figure come l’Heyokah, che tramite l’umorismo e l’apparente leggerezza portano lezioni spirituali profonde e portano attraverso la risata e l’assurdo alla comprensione del ponte tra sacro e profano, ma permettono anche di ristabilire l’equilibrio quando questo viene a mancare. Come detto in precedenza, la risata ha funzioni fondamentali per l’igiene psichica: è un contrappeso alla gravità del mondo, esorcizza le paure, la tristezza.
Tornando nella mitologia delle nostre terre, ritroviamo la risata anche nei Misteri Eleusini: fu una serva (Baubò o Iambe) a riuscire a strappare una risata a Demetra, affranta dalla perdita di Persefone. Quella risata spezzò il digiunò della dea che accettò, dopo 9 giorni di digiuno, una bevanda: il Kikeon, la bevanda rituale dei Misteri che accompagnavano gli iniziati nella scoperta estatica della conoscenza della vita dopo la morte.
E qui, riconosciamo il limine, l’eniantodromia, la funzione catartica della risata.
Il briccone divino, il sacerdote dell’assurdo che preserva l’equilibrio
Ma soprattutto, la figura del Trickster come sacerdote che risponde a leggi diverse, non condivise dagli altri. È una figura che incarna la libertà, eppure si prende cura degli altri in un modo spesso non compreso. Ed è proprio questa non-comprensione, il paradosso, ad essere coltivato come fonte di Potere (e Medicina sciamanica).
Appare talvolta anche nelle storie mitosofiche. E quando succede, porta con sé un messaggio fondamentale.
Comprendere il limine è il primo passo, attraversarlo è il secondo passo naturale che porta ad una maggiore consapevolezza di sé. T’invito quindi a scoprire come una narrazione sacra può diventare una mappa per la tua evoluzione interiore, attraverso un percorso esperienziale simbolico.
Bibliografia:
• Carl G. Jung, Aion. Ricerche sul simbolismo del sé, Bollati Bollingheri, 1997.
• Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo, a cura di Alessandro Passi, Adelphi, 1993
• G. Scholem, Le origini della Kabbalà, EDB, 2013.
• Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, 2008.
• Mircea Eliade, Il mito dell’eterno ritorno, Lindau, 2018.
• Victor Turner, Antropologia, liminalità, letteratura, Morcelliana, 2022.
NB: Questo articolo è già molto lungo per cui non parlerò degli effetti della risata sulla salute fisica e psicosociale, ma se t’interessa, ti rimando alla tesi di laurea “ Il benessere del ridere. Applicazioni per la salute negli adulti” di Federico Cremonesi (Unipd).
Sono certa che stimolerà le tue riflessioni.
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