Scrivo storie che sembrano favole, ma funzionano come soglie. Ho dato il nome di Mitosofia al metodo multidisciplinare che utilizzo per tradurre il sacro in narrazione: una via che unisce l’antica sapienza delle storie sciamaniche all’uso sacro della parola, sulla scia dello Shamanic Storytelling.
La Mitosofia si delinea tra mito e sapienza. La parola Mitosofia affonda le sue radici nel greco μῦϑos (mythos), il racconto sacro, e Σοφία (sophia), la saggezza. Rappresenta la conoscenza veicolata in maniera “nascosta” nelle storie sciamaniche, nelle favole e nei miti. Prima dell’avvento della scrittura, la narrazione non era un passatempo, era una tecnologia della memoria e dello spirito.
Lo Shamanic Storytelling: l’arte di tramandare il Sacro
Nelle culture arcaiche, la conoscenza vitale veniva affidata a storie che fungevano da mappe per ricordare la posizione delle stelle, le tappe della vita e la risoluzione di grandi crisi. Qui affondano le radici dello Shamanic Storytelling: un’arte in cui il narratore non sta solo intrattenendo, ma sta aprendo un portale tra i mondi.
• I Bardi e i Druidi: nelle tribù celtiche, le storie cantate tramandavano l’essenza stessa della stirpe, collegando l’uomo alle forze della natura e agli Antenati.
• La mitologia greca: il mito greco spiegava le dinamiche metafisiche (nascita, morte, rinascita) attraverso metafore archetipiche. La nascita di una costellazione era la narrazione dell’evoluzione del Tempo sacro.
Storia e Mitologia sono state per millenni gemelle diverse. La prima legata ai fatti del mondo conscio, la seconda ai fatti del mondo invisibile. Lo Shamanic Storytelling è il ponte che permette a queste due dimensioni di dialogare nuovamente.

Foto Credit: Angelo Scarcella su Pixabay
Anna-Leena Siikala, una delle massime esperte mondiali di sciamanesimo e tradizioni narrative, oltre che docente all’Università di Helsinki definisce lo shamanic storytelling:
“Lo Shamanic Storytelling può essere definito come una performance rituale di comunicazione inter-dimensionale, in cui il narratore funge da mediatore tra il mondo ordinario e quello non-ordinario. Non è una semplice trasmissione di miti, ma un’attività poietica e performativa che utilizza il linguaggio simbolico e lo stato di estasi per rendere presente e operante la realtà invisibile, permettendo la reintegrazione del sé e la risoluzione di crisi individuali o collettive attraverso la “rielaborazione simbolica dell’esperienza“. [da: Siikala, Anna-Leena. The Rite Technique of the Siberian Shaman. FF Communications, 1978.]
La mitosofia è un metodo, un percorso di consapevolezza, che s’iscrive nello shamanic storytelling, l’arte delle storie sciamaniche.
La stirpe dei Narratori-Medicina: custodi delle parole di Potere
Lo Shamanic Storytelling non è un metodo che si apprende per esercizio intellettuale, ma un’arte che appartiene a una stirpe di Narratori-Medicina la cui presenza, oggi, è quanto mai rara e preziosa. In un tempo in cui la ricerca spirituale si concentra spesso sul ruolo visibile del guaritore, questa via richiede un compito diverso: farsi custodi della Parola che cura.
Iscriversi nella scia di questo lignaggio significa onorare una chiamata che non appartiene all’ego, ma allo Spirito. Il narratore-medicina non “inventa” storie per intrattenere la mente; egli impara a farsi vuoto e canale per riportare dai mondi invisibili frammenti di verità capaci di ricomporre l’anima frammentata. È una via di servizio e ascolto, dove la narrazione diventa un atto di tessitura sacra.
Nelle tradizioni antiche, questa figura era essenziale per la sopravvivenza psichica della comunità. Era colui che conosceva le parole di Potere, quelle frequenze capaci di mutare la percezione della realtà e ripristinare l’equilibrio. Oggi, muoversi nel solco di questa antica stirpe significa riportare lo sciamanesimo alla sua funzione originaria: essere un ponte tra l’ineffabile e la carne attraverso il respiro del racconto.
Oltre l’inconscio collettivo: la storia sciamanica personale
Le storie mitologiche universali offrono modelli di guarigione validi per la matrice umana comune. Tuttavia, esiste un livello ancora più profondo: la storia personale. Quando il mito collettivo non basta a portare il suo potere guaritore al singolo, è necessario recuperare una narrazione specifica. Attraverso il viaggio sciamanico, è possibile recuperare una “favola personale” che contenga le chiavi simboliche esatte per sbloccare la situazione di squilibrio che la persona sta vivendo.
La distinzione fondamentale: Anima e Spirito
Per comprendere come agisce la Mitosofia nel quadro delle storie sciamaniche, occorre distinguere tra queste due polarità:
• Lo Spirito: è l’aspetto integro e incorruttibile. Nello sciamanesimo, lo Spirito è la guida che aiuta l’uomo sul cammino. Come ricordava C.G. Jung, lo Spirito è un oggetto di esperienza psichica profonda, capace di portare la soluzione necessaria a superare i momenti di scacco.
• L’Anima: è legata alla singola incarnazione e, a differenza dello Spirito, è frammentabile. Forti traumi o spaventi possono causare “perdite d’anima“. L’Anima è la nostra realtà parziale che anela a tornare all’integrità.
Come agisce la Mitosofia? Il doppio livello d’azione delle storie sciamaniche
Ogni racconto sacro possiede intrinsecamente questa duplice natura: una capacità di parlare alla mente e una forza energetica capace di agire sull’anima. La storia osservata dal punto di vista della Mitosofia agisce simultaneamente su due piani:
1. Livello conscio. La persona riconosce dinamiche personali riflesse nella metafora, acquisendo consapevolezza sulle proprie forze e sfide.
2. Livello inconscio. Il formato della favola o della filastrocca permette alle chiavi simboliche di operare durante il Sogno. In questo stato ampliato di coscienza naturale, l’inconscio decodifica i simboli e avvia un riequilibrio psico-energetico profondo.
L’Ermeneutica come sentiero di fioritura
Nello sciamanesimo la guarigione consiste nel riportare equilibrio tra fisico, mentale, emozionale e spirituale.
La Mitosofia è una chiave personale e unica. Grazie all’ermeneutica (la decodifica dei messaggi nascosti nella storia sciamanica personale) e alle indicazioni dello Spirito, essa permette di individuare i blocchi interiori e trasformarli.
È l’arte di aprire le porte dell’oscurità per lasciare che l’evoluzione faccia il suo corso.
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©Sandra Saporito. Testo protetto da copyright.
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Fonti e approfondimenti:
- Riccardo Taraglio, La quercia e il vischio. I miti, la religione e la magia dei Celti, Età dell’Acquario.
- Anna-Leena Siikala, The Rite Technique of the Siberian Shaman, FF Communications.
- Anna-Leena Siikala, Images and Shamanism: A Perspective on Kalevala Poetry.
- James Hillman, Le storie che curano, Raffaello Cortina Editore
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