In questa domenica 21 dicembre alle 16:03 (ora italiana) giunge il tempo del solstizio d’inverno, il tempo in cui le giornate sono le più corte dell’anno. È il tempo del buio, del freddo e del riposo. Il solstizio è un momento di cambiamento: passati i giorni di oscurità, tornerà lentamente la luce del sole e le giornate si faranno piano piano più lunghe.
In Occidente facciamo cominciare l’inverno con il solstizio, in Oriente invece esso raggiunge il suo culmine; mentre qui è l’inizio, in Oriente il solstizio ne rappresenta il cuore. E ancora una volta, possiamo notare come la concezione del tempo degli antichi cinesi era curiosamente vicina a quella degli antichi Celti. In Cina, il solstizio è il momento in cui l’energia Yin, arrivata al suo parossismo, diventa “yang nascente”. Il “vecchio yin” diventa “giovane yang”. Alle nostre latitudini, i Celti dicevano la stessa cosa a modo loro, con la storia di Re Quercia e Re Agrifoglio.
La leggenda del solstizio d’inverno
Re Quercia era il re della parte crescente dell’anno, delle giornate che si allungavano, del risveglio della natura, della crescita, dell’energia che si muoveva verso l’esterno.
Re Agrifoglio invece governava la parte calante dell’anno, i giorni diventavano più corti e si allungavano le notti, non c’era più crescita, era giunto il tempo della maturazione, del ripiego, dell’energia che si svolge verso l’interno.
Giunti ai due tempi del solstizio, i due re si dichiaravano lotta per sapere chi avrebbe governato per la metà dell’anno e ogni volta, il re che aveva governato per i precedenti 6 mesi, stanco del suo regno, cedeva a favore dell’altro. Così, al solstizio d’inverno, Re Agrifoglio, così stanco di aver governato per 6 mesi di fila senza sosta, vecchio e senza forze, perdeva di fonte a Re Quercia che prendeva lo scettro del potere. Da qui, avrebbe regnato sul mondo per metà dell’anno.
La stessa sorte tuttavia toccherà poi a Re Quercia al solstizio d’estate. Durante la lotta contro Re Agrifoglio avrebbe speso tutte le sue forze, e sarebbe poi stato costretto a cedere lo scettro del potere. E se ci fate caso, è proprio dai giorni del solstizio d’estate che i giorni cominciano ad accorciarsi.
Principio maschile, la prima “scintilla”

luce interiore nell’oscurità
La leggenda di Re Quercia e Re Agrifoglio risalirebbe al XII secolo nella sua forma più diffusa oggi, invece la sua vera origine è pre-cristiana e parla dell’Uomo Verde. Chi è questo Green Man o Man in the Green di cui vediamo il volto avvolto dalle foglie, scolpito nelle antiche chiese gotiche? Sulla sua origine ci sono diverse teorie.
La prima vede in questo Uomo selvatico la forza maschile della natura, il figlio primogenito della Grande Madre, il figlio senza padre (storia già sentita, vero?).
Questo figlio, questa “prima scintilla” con il tempo cresce e matura fino ad arrivare al momento della sacra unione con la “vergine”: siamo nel tempo di Beltane in cui avviene il matrimonio tra l’Uomo verde e la regina di Maggio. L’unione tra principio maschile e femminile porta fertilità sul mondo, così nei mesi successivi la terra si coprirà di frutti e nutrimento.
E poi, una nuova scintilla nascerà, sempre al solstizio d’inverna, in un eterno ciclo di rinnovamento. Il momento della nascita di quella scintilla era conosciuta nell’antica Roma come Sol Invictus, precursore dell’attuale Natale. Questa scintilla, durante l’anno, cresce e diventa pronta all’unione e raggiunge la sua totale maturità e forza al solstizio d’estate.
→ Potrebbe interessarti anche: Solstizio d’inverno, è tempo di accendere al tua luce interiore.
Quercia ed agrifoglio: differenze e similitudini
Ci sono alcuni elementi da prendere in considerazione per comprendere il significato simbolico e spirituale di questo tempo.
Il nome gaelico della quercia è Duir o Dair, che oltre a “quercia” significa anche “porta”. La porta, la soglia, è un passaggio, passaggio tra due mondi, due tempi, due tipi di energia.
Pare che la quercia abbia radici profonde quanto lunghi sono i suoi rami, rappresentando la sua funzione liminale, ovvero di porta tra un mondo e l’altro.
La quercia ed il folgore, un punto d’incontro
La quercia è un albero che resiste benissimo al fuoco e sopravvive agli incendi grazie alla sua spessa corteccia ma è meno resistente ai fulmini che attrae particolarmente, facendone un albero delle divinità legate al folgore: Zeus e Taranis in primis.
Si tratta di un albero forte, longevo e che offre nutrimento abbondante per le quasi 500 specie di animali ed insetti che gli vivono intorno, tuttavia non sopporta i freddi intensi e perde il suo ricco fogliame d’inverno, andando in letargo.
Quercia ed Agrifoglio: attrazione e repulsione
A differenza della quercia, l’agrifoglio è un sempreverde, le cui bacche rosse e carnose sono fonte di nutrimento per uccelli e roditori, soprattutto nel periodo invernale. Ma è una pianta che punge e può fare molto male, le sue bacche per l’uomo sono tossiche. Quelle spine ricordano il dolore e la severità dell’inverno. Re Agrifoglio è un re severo che premia solo chi riflette e ragiona, chi fa provviste, chi lavora. Al livello astrologico, molti elementi potrebbero ricordarci Saturno, mentre Re Quercia potrebbe somigliare all’espansivo Giove.
Mentre la quercia è un albero che attira i fulmini, invece l’agrifoglio è conosciuto come protezione da essi, per questo motivo nella cultura norreno era associato a Thor (indubbiamente, la pensavano diversamente dai Celti e Romani!).
Il fulmine divino, il dono simbolico dello Spirito
Con modalità opposte, sia la quercia che l’agrifoglio sono collegate al fulmine: la prima lo attira, il secondo lo respinge.
Cosa rappresenta il fulmine?
Il fulmine è attributo di tutte le divinità paterne: Zeus, Wakinyan, Taranis, Thor, Giove…. Giove come divinità ma anche Giove come pianeta!
Nel simbolismo cinese, Giove è alleato con l’elemento Legno e porta temi come la pazienza, la compassione e la forza oltre che la durata nel tempo. L’elemento cinese del legno è anche il simbolo della stagione primaverile e quindi è associato con la crescita, il rinnovamento e la transizione. Giove è il Re degli dei, come la quercia è re della foresta.
Protezione e potere
Tuttavia, mentre sono molte le fonti su Giove, poche sono quello che ho trovato sul fulmine. Ne parlano in modo più ampio gli Orientali che assimilano il fulmine ad un arma indistruttibile, allo Spirito, alla Conoscenza suprema. Raffigurato nel Dorje, il fulmine quando è doppio, serve da monito, a ricordare la totale indistruttibilità della conoscenza e serve da protezione.

Un Dorge tibetano. Credit Foto: Tonii su Wikipedia
Protezione, appannaggio questa volta dell’agrifoglio sia nelle sue spine che nella sua proprietà di sopravvivere ai fulmini, non instabile di fronte alla Conoscenza, non in fase di crescita ed espansione come lo era la quercia, ma bensì solido, maturo ed inattaccabile perché racchiude già in sé il “seme” di quella conoscenza, il seme dello Spirito, la prima scintilla.
Quindi ci vediamo confrontati a due aspetti totalmente diversi ed opposti che sarebbero difficili da capire se fossero intesi come separati; invece quando ci apriamo ad una comprensione simbolica ( Il termine “simbolo” deriva dall’unione del prefisso σύμ- (sym-), “insieme” con il verbo greco βάλλω (ballo) “getto”, e letteralmente significa “mettere insieme”, unire, armonizzare).
La comprensione simbolica unisce, ed è attraverso questa lente che possiamo osservare che Re Agrifoglio è in realtà un Re Quercia più maturo ed evoluto, più riflessivo e che accoglie il cambiamento. È un Re che nasce e muore ad ogni ciclo, un Re che si sacrifica per permettere l’evoluzione e la creazione, un Re di vita e morte che ci mostra la via della conoscenza attraverso il grande ciclo della Vita.
Della quercia invece è la Luna di questo mese, per ricordarci che ci vuole equilibrio in ogni cosa, che il buio racchiude l’essenza della luce e viceversa, che gli opposti non sono nemici che si devono combattere ma entrambi parti che si devono completare. Questa leggenda di re Agrifoglio e Re Quercia insegna che se all’apparenza vediamo forze opposte, che si danno lotta, in realtà sono semplicemente le facce della stessa medaglia.
Questo ci porta ad usare il simbolismo di questa storia ad un livello profondo, interiore, individuale. Da qui possiamo osservare queste forze dentro di noi:
- Quercia: luminosità, espansione, crescita, rinnovamento, conoscenza.
- Agrifoglio: oscurità, contrazione, maturazione, rigore, riflessione.
Entrambi sono varchi che portano alla saggezza. Quercia ci guida nella conoscenza del mondo mentre Agrifoglio ci invita a scrutare il sapere che si cela nella nostra interiorità.
Cosa c’insegna il solstizio d’inverno?
La riflessione profonda che accompagna questa fredda stagione ci porta a maturare, a trovare il proprio centro, a radicarci, a ritirare la nostra energia dal mondo per portarla dentro di noi. È il Tempo del Grande Silenzio, della contemplazione, del ritiro, del riposo.
Gli alberi concentrano la loro energia nelle radici per far fronte alla severità dell’inverno, hanno già lasciato andare quello che non serviva più, ma ora ci indicano la via della conoscenza: una via interiore che si conquista passo dopo passo, con pazienza e disciplina. Una via dinamica e in movimento che, arrivata al suo apice, come ogni cosa in natura, muterà poi nel suo opposto.
La conoscenza è un viaggio senza fine ed è lì tutta la sua bellezza: imparare, sbagliare, sperimentare. Bisogna solo rimanere nel flusso, come lo è il tempo stesso che ci accompagna in questo lungo viaggio.
Una fine che incontra l’inizio
Il solstizio è entrambe le cose: la fine del vecchia ciclo e l’inizio del nuovo. Ma come fanno passato e futuro a coesistere? Lo fanno esistendo sulla soglia, sul limine. Se ci pensi, è un po’ come la mezzanotte: a cavallo tra due giorni, unisce la fine e l’inizio come un anello di congiunzione; le opposizioni spariscono e rimane solo il presente, un’infinità di “presenti” da saper cogliere.
Questo post conclude la Ruota del Sole. Per modo di dire ovviamente. Si è appena conclusa per permettere ad un nuovo ciclo di cominciare.
Auguri finali per un solstizio d’inverno profondo
Ti auguro di concludere un capitolo della tua vita, con note di gioia e gratitudine per i momenti belli, ma anche per quelli brutti che portano lezioni. Ti auguro una dolce fine, un meraviglioso inizio, che sia il preludio di un anno gratificante dove potrai vedere germogliare e maturare ogni tuo seme che porti nel cuore.
Possa la benedizione di Madre Terra posarsi sulla tua vita come una piuma leggera, possa la benedizione di Padre Cielo illuminare i tuoi passi ed infonderti coraggio, possa la tua vita essere colma di ricordi belli da farti commuovere. Auguro a te e a tutte le persone che incroceranno il tuo cammino, una serena fine ed un dolce inizio.
Sandra “Eshewa” Saporito
Fonti e approfondimenti:
- Heinberg, Richard. I riti del solstizio. Feste, rituali e cerimonie che celebrano i cicli della terra. Edizioni Mediterranee, 2001.
- Taraglio, R., Il vischio e la quercia. Spiritualità celtica nell’Europa druidica. Ed. Età dell’Acquario, 2001.
(Articolo del 17 dicembre 2017, aggiornato il 20 dicembre 2025)
Se l'articolo che hai appena letto ti ha toccato nel profondo, non fermarti qui. Il cammino di consapevolezza è un percorso continuo di scoperta e crescita. Iscrivendoti, riceverai nella tua casella di posta i nuovi articoli del sito, contenuti esclusivi e strumenti pratici per la tua evoluzione.










Comment
Prova commento