Le origini degli oracoli risalgono alla notte dei tempi. Anche se i più conosciuti del mondo antico sono quelli Greci (come l’oracolo di Delfi), alcuni studiosi fanno risalire la tradizione oracolare a quattro millenni fa, nel 2000 a.C.

La dea Wadjet sul copricapo del faraone
In Egitto, il più antico oracolo sarebbe stato quello della dea Wadjet, la dea-Cobra, protettrice del Basso Egitto, il cui culto risalirebbe addirittura al paleolitico. Secondo Walter Burket, mitografo e professore all’università di Zurigo, l’oracolo egizio di Per-Wadjet sarebbe all’origine della diffusione della tradizione oracolare in Grecia.
Il famoso oracolo di Delfi era noto per la sua Pizia (in greco antico: Pythía), la sacerdotessa che prediceva il futuro e che era chiamata anche Pitonessa, in riferimento a Pitone, il serpente “sconfitto” da Apollo. Ciò solleva alcune domande sul legame tra serpenti, divinità e profezie.
L’Oracolo di Delfi: tra visioni, vapori ed alloro
L’oracolo greco di Delfi, dove era presente l’Omphalos, una pietra considerata l’ombelico del mondo, non è stato il primo oracolo della zona.

Omphalos dell’ oracolo di Delfi
Pare che il santuario, costruito sulla carcassa del serpente ucciso da Apollo, fosse impiantato sopra un precedente oracolo pre-ellenico dedicato a una divinità femminile, come sostenuto dall’archeologa Marija Gimbutas. Anche il serpente custode dell’oracolo sarebbe stato in origine femmina, chiamata Delfina.
Già a questo punto, possiamo notare alcune curiosità ricorrenti: la presenza del serpente e il legame tra l’oracolo e una divinità femminile.
L’alta sacerdotessa, la Pizia, prediceva il futuro inalando vapori che scaturivano dalla terra e masticando foglie di alloro, sacre ad Apollo. Secondo alcuni studiosi, questi vapori avrebbero potuto essere fuoriuscite di etilene, un gas che filtrava attraverso la roccia.
L’inalazione del gas, in aggiunta all’alloro (che se consumato in grandi quantità può causare sonnolenza), induceva la profetessa in uno stato di trance che le permetteva di entrare in comunicazione col divino.
Oracoli legati agli alberi: la sacra quercia di Dodona
Gli oracoli di Dodona (dedicato a Zeus) e del suo “gemello” a Siwa, in Libia, erano antecedenti all’oracolo di Delfi e la loro reputazione oltrepassava i confini nazionali.
Secondo la leggenda, questi oracoli furono indicati da due colombe nere che si sarebbero posate in un luogo ben preciso, dando luogo alla costruzione dei rispettivi santuari. Nella realtà, queste due colombe nere erano in realtà due schiave provenienti dall’Egitto che avrebbero scelto il luogo in base a specifiche caratteristiche del terreno.
A Dodona, c’era la quercia, albero sacro a Zeus.
Gli oracoli e le linee draconiane
Al livello scientifico si sa che le querce prosperano sui cosiddetti “nodi geopatogeni“, i nodi radianti che aumentano di intensità in corrispondenza di fessure geologiche e falde acquifere. Questi punti spesso seguivano la griglia geomagnetica individuata dal dottor Ernst Hartmann (1915-1992).
Questa conoscenza era ben conosciuta in antichità in tutto il mondo:
Gli Egizi costruivano i loro edifici in funzione dell’energia tellurica del terreno.
In Cina, la tradizione del feng shui individua i punti energetici favorevoli e sfavorevoli.
I Nativi Americani seguivano il comportamento di alcuni animali e insetti che si concentravano in questi punti.
Il veleno, preso a piccole dosi, diventa medicina
In un modo o nell’altro, la figura del serpente o drago (il custode dei tesori della Terra) era legata al mondo oracolare. Le sacerdotesse e i sacerdoti erano esposti, per la durata del consulto, a un’intossicazione che li portava a uno stato di trance, di percezione ampliata della realtà.

Usavano il veleno del serpente, simbolicamente parlando, per comunicare con gli dei e chiedere consiglio. Questa metafora ricorda il mito secondo il quale il sangue di Medusa diede origine alla medicina.
Tuttavia, il linguaggio della realtà ordinaria e non-ordinaria sono ben diversi. Se da una parte abbiamo concetti logici, dall’altra ci confrontiamo con il linguaggio dell’inconscio, fatto di simboli, immagini e metafore. Questo linguaggio non è facile da decodificare, ed è per questo che spesso gli oracoli erano così ostici da interpretare.
Detto ciò, la tradizione oracolare non è morta con il mondo antico. Purtroppo, spesso si confonde la natura dell’oracolo con il supporto che usa (non è l’alloro che parla, ma la persona) e si dimentica che la capacità di “oracolàre” è legata a quella di entrare in comunicazione con il mondo invisibile.
Destino o libero arbitrio?
In diverse tradizioni si poneva l’uomo tra il suo destino e il libero arbitrio, dandogli sempre la libertà di cambiare il corso della vita. L’oracolo ricopriva anche la funzione di preghiera e di consiglio divino, oltre a quella profetica.
Va precisato che in diverse tradizioni, come quella araba, per esempio, si poneva l’uomo tra il suo destino e il libero arbitrio, dandogli sempre, secondo le sue azioni, la libertà di cambiare il corso della vita che avrebbe ereditato alla nascita (e questo, possiamo ritrovarlo nelle ultime ricerche fatte in campo genealogico in cui spesso è il bagaglio familiare a dirigere l’individuo verso una strada piuttosto che un’altra). L’oracolo ricopriva anche la funzione di preghiera e di consiglio divino, oltre a quella profetica.
Un esempio chiaro di questa funzione si ritrova nell’Illiade di Omero dove Achille deve scegliere tra una vita breve e gloriosa e una lunga ed noiosa:
Achille sa da sua madre che (Il. IX, 411)
un duplice fato mi conduce al termine di morte:
se resta a combattere (Il. IX, 413-415)
è precluso a me il ritorno, ma avrò gloria immortale;
se invece andassi a casa nella cara terra dei padri,
sarebbe perduta per me la nobile gloria…
Questo racconto ci mostra che ognuno di noi traccia il suo cammino compiendo alcune scelte piuttosto di altre. L’oracolo, in questo senso, funge solo da consigliere, al quale si può prestare l’orecchio oppure no, sapendo che la decisione ultima rimane sempre e solo nostra.
Detto questo, se c’è una domanda che ti tormenta e senti il bisogno di avere un consiglio, puoi chiedermi un consulto, così da vedere la situazione da un altro punto di vista.
(Questo articolo scritto il 3 febbraio 2019 è stato aggiornato il 25 agosto 2025)
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